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I Valdesi

Quella dei valdesi è una minoranza soprattutto dal punto di vista religioso che nacque in seguito alla predicazione di Pietro Valdo, iniziata in Provenza nel 1174. A causa delle sue teorie, quantomeno innovative per l'epoca i valdesi furono considerati eretici dalla chiesa romana e furono costretti a vagare in giro per l'Europa alla ricerca di territori in cui potersi stabilire per poter evitare le persecuzioni di cui erano vittime gli eretici in età medioevale. le vicende dei valdesi ci sono note soprattutto da alcuni storici che,Valdesi o cristiani, scrissero intorno alla metà del XVI secolo, poco prima o poco dopo la grande strage del 1561, è per questo che la stragrande maggioranza delle notizie che ci sono pervenute, riguarda proprio quel periodo.

Nel corso del XIII e del XIV i Valdesi si erano stanziati in vaste zone d'Europa,fin quando, probabilmente fra il 1365 e il 1385, invitati dai signori locali discesero per la penisola italiana: una parte da Napoli si stabilì nei territori dell'interno giungendo fino alla Puglia (ma ben presto furono assimilati dalle popolazioni locali), mentre, un'altra parte, continuando a discendere per il tirreno si stabilì in alcuni territori poco a Nord di Cosenza, dove i feudatari locali li accolsero, pretendendo un modesto canone di affitto e ottenendo, inoltre di mantenere abitate e quindi coltivate le loro terre.

Giunti in Calabria, il primo luogo che occuparono fu "Borgo degli Ultramontani" (l'attuale zona sud-est di Montalto Uffugo), dove, secondo alcune fonti si erano stabiliti già alcuni loro compatrioti nel 1365; si stabilirono inoltre a S. Vincenzo la Costa, Rose, Marri (fraz. di S. Benedetto Ullano) e soprattutto a San Sisto dei Valdesi ( a "Un miglio da borgo degli ultramontani" ) e a Guardia (chiamata dalle fonti anche La Guardia che ci dicono essere a "sei ore di cammino a piedi attraverso le montagne").

I Valdesi erano comunque isolati dagli altri abitanti e rappresentavano, perciò, una minoranza non integrata con il resto della popolazione: non solo non frequentavano le chiese ma non affidavano neanche l'istruzione dei loro figli a preti cattolici: in compenso, però, ci vengono presentati come gente onesta, instancabili lavoratori e perciò ben voluta dai feudatari padroni delle terre che occupavano; è proprio per questo che poterono stare tranquilli per quasi due secoli nonostante la loro diversa religione,che, comunque, non praticavano apertamente.

Nel corso del XVI secolo però la situazione a cambiò radicalmente: la predicazione di Lutero prima e di Calvino poi avevano avuto effetti laceranti in seno alla chiesa cattolica che, reagì perciò con durezza iniziando una nuova lotta alle eresie, a partire dal concilio di Trento, iniziato nel 1543. Inoltre, proprio in quel periodo i Valdesi del Piemonte avevano deciso di professare la loro fede in pubblico avvicinandosi notevolmente alla figura di Giovanni Calvino (Jean Cauvin) che, predicando una chiesa povera e che ritornasse alle origini, rispecchiava,in un certo senso, le loro esigenze religiose.

Vista questa situazione in campo religioso anche i valdesi di Calabria decisero di professare liberamente la loro fede senza più preoccuparsi di altro: fu l'inizio della loro fine.
Fu chiamato un predicatore che si stabilisse in Calabria a predicare la dottrina Valdese a San Sisto e a Guardia. Dal Piemonte fu inviato Gian Luigi Pascale; il suo operato fu breve perché, essendo troppo radicale fu avversato oltre che dai cattolici, anche dai Valdesi più facoltosi, che temevano la repressione della chiesa; così dopo poco più di un mese di libera predicazione, a San Sisto, prima, a Guardia poi, Fu arrestato e infine ucciso a Roma.

I proprietari terrieri, che fino ad allora avevano protetto i valdesi, (volenterosi e valenti lavoratori, stando a quanto ci dicono le fonti) per paura che il fenomeno comportasse loro problemi decisero di denunciare la loro presenza al governo spagnolo che, da poco era diventato "signore" dell'Italia meridionale (Napoli era un viceregno spagnolo)e che era particolarmente severo in materie di religione.

Il Marchese Spinelli, Signore della zona, intimò alla minoranza Valdese di convertirsi immediatamente, minacciando, in caso contrario di intervenire con la forza. Visto il rifiuto, dei "luterani"(come venivano genericamente chiamati gli eretici in quel periodo) ad abiurare, -a rinnegare cioè la loro fede-, la situazione degenerò, in modo irreversibile; come era stato minacciato ci fu un intervento armato: correva l'anno 1561, moltissimi Valdesi furono uccisi, a Guardia, S.Sisto e Montalto: fu questa, secondo molti storici "l'unica repressione di massa della riforma italiana".

Dopo quel tragico mese di Giugno l'eresia Valdese subì un duro colpo; moltissimi dei superstiti preferirono abiurare o fuggire; infamanti furono le condizioni a cui dovettero sottostare:


- furono costretti indossare "l'abitello", un abito giallo su cui era disegnata una grossa croce rossa che marchiava di ignomia chiunque lo indossasse

- fu vietato si riunissero gruppi di più di 6 persone di Guardia o San Sisto

- le porte delle case dovevano essere munite di uno "spioncino" che permettesse, a chiunque, da fuori di osservare l'interno e vedere cosa si faceva dentro

- il governo spagnolo ne approfittò per confiscare tutti i beni delle persone uccise durante la strage
- la curia li obbligò a seguire ogni giorno la messa prima di andare al lavoro pena multe salatissime, che aumentavano, proporzionalmente al numero delle assenze

- per 25 anni non poterono celebrarsi matrimoni con nessuna "ultramontana"

- non potevano parlare la loro lingua ma solo quella italiana

- i loro figli dovevano essere educati alla dottrina cattolica

a questi vanno aggiunte una serie di altri divieti, sempre volti a non far rinascere l'eresia.

Sorsero, inoltre alcuni conventi per "controllare" da vicino la situazione: A Guardia, arrivarono i Domenicani, mentre vicino a San Sisto restarono i frati Gesuiti, che erano arrivati in Calabria proprio nel periodo "caldo" del 1561 per cercare di convertire i Valdesi.

Carmelo COLELLI

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