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San Sisto dei Valdesi è una piccola frazione del Comune di San Vincenzo La Costa in provincia di Cosenza; il suo nome trae origine da Sisto III, il Papa al quale fu dedicata l’ abbazia costruita dai monaci basiliani che giunsero in questo luogo per sottrarsi alla persecuzione iconoclasta di Leone III (VIII sec).

I valdesi giungono a San Sisto intorno al 1340, quando il posto era ancora abitato da pochissime famiglie cattoliche. A partire dal loro insediament, il territorio cominciò a popolarsi notevolmente e le terre, sottratte all’incuria, vennero presto coltivate laboriosamente.
Ma chi erano i valdesi?...
….umile gente che nella città di Lione aveva abbracciato con fede le idee cristiane “alternative” di Pietro Valdo (da qui il nome del movimento), il ricco mercante che, abbandonati gli averi in seguito alla propria conversione, decise di predicare il messaggio di Dio da laico, attraverso l’individuale interpretazione dei testi sacri. Un “sovversivo”, insomma, che mal tollerava i comuni precetti cattolici, l’eccessiva autorità e le ricchezze del clero, l’adorazione delle immagini e tutto quanto, in termini materiali, si frapponesse tra Dio e l’uomo. Presto Valdo, è facile a capirsi, attirò su di sé il monito e la preoccupazione della Chiesa che nel 1184 (Concilio di Verona), stabilisce l’espulsione di lui e dei suoi seguaci dalla Francia. Da qui, i “Poveri di Lione”, presero ad insediarsi in diversi punti dell’Europa centrale e meridionale. In Italia si stabilirono innanzitutto in Lombardia ed in Piemonte; proprio dalle località piemontesi d’ Angrogna, Bobbio Pellice, Villar Pellice, Luserna S. Giovanni e Torre Pellice discesero quei valdesi che edificarono e popolarono San Sisto. Dopo un lungo periodo oscillante tra una convivenza formalmente tranquilla col cattolicesimo ed i primi segnali di frattura arriva, inesorabile e spietata, la strage che nel 1561 annullerà quasi del tutto questa civiltà.

 

Rappresentazione di Valdese al rogo

all'interno dell'Associazione.

Furono messi al rogo ed i loro corpi, una volta arsi, esposti per alcune vie del paese; la “Santa” Inquisizione compiva puntualmente, e qui in maniera totalizzante più che altrove, la propria missione antiereticale. Per i pochi superstiti la sorte non fu migliore: prima fatti prigionieri, furono poi sgozzati da un boia, insieme ai valdesi guardioli, sulla gradinata della Chiesa di S. Francesco a Montalto Uffugo, il feudo che contava come proprio casale anche San Sisto. Altre esecuzioni avvennero a Cosenza, dove la Piazza ora adiacente alla Soprintendenza per i Beni A. A. A. della Calabria, ricorda, con la propria intestazione, il luogo dei cupi eventi. Poche, ma molto significative sono, tuttavia, le tracce valdesi che ci rimangono e che rivendichiamo con orgoglio.

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