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Modello Richiesta Tesserino Raccolta Funghi

 

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Iscrizione Albo Presidenti di Seggio Elettorale

 

Iscrizione Albo Scutatore di Seggio Elettorale

 

Richiesta Concessione Assegno di Maternità

 

Richiesta Concessione Assegno Nucleo Familiare

 

Assistenza agli Anziani

Ufficio Tecnico

Concessione Autorizzazione Edilizia

 

Detrazione ICI

 

Documentazione per il Rilascio del Certificato di Abilità

Autocertificazione

 Il 22 febbraio 1999 è entrato in vigore il D.P.R. 403/98 "Regolamento di attuazione degli artt. 1, 2 e 3 della Legge 127/97 in materia di semplificazione delle certificazioni amministrative". 

I certificati che possono essere sostituiti da una dichiarazione in carta semplice e senza necessità dell'autenticazione della firma sono: 

  • data e luogo di nascita
  • qualità di legale rappresentante di persone fisiche o giuridiche, di tutore, di curatore e simili 
  • Residenza
  • iscrizione presso associazioni o formazioni sociali di qualsiasi tipo 
  • cittadinanza 
  • non aver riportato condanne penali
  • nascita del figlio
  • qualità di vivenza a carico 
  • decesso del coniuge, dell'ascendente o discendente
  • tutti i dati a diretta conoscenza dell'interessato contenuti nei registri dello stato civile
  • posizione agli effetti degli obblighi militari
  • titolo di specializzazione, di abilitazione, di formazione, di aggiornamento e di qualificazione tecnica 
    iscrizione in albi o elenchi tenuti dalla pubblica amministrazione 
  • qualità di studente o di casalinga
  • titolo di studio o qualifica professionale posseduta
  • qualità di pensionato e categoria di pensione 
  • esami sostenuti 
  • stato di disoccupazione 
  • esistenza in vita
  • possesso e numero del codice fiscale, della partita IVA e di qualsiasi dato presente nell'archivio dell'anagrafe tributaria
  • stato di famiglia 
  • assolvimento di specifici obblighi contributivi con l'indicazione dell'ammontare corrisposto
  • stato di celibe, coniugato o vedovo
  • situazione reddituale o economica, anche ai fini della concessione di benefici e vantaggi di qualsiasi tipo previsti da leggi speciali 
  • godimento dei diritti politici

 

Non sono quindi più richiesti i certificati, gli estratti e gli attestati necessari per l'iscrizione alle scuole di ogni ordine e grado all'università e quelli che devono essere presentati sia agli Uffici della Motorizzazione civile che ai Comuni nell'ambito di procedimenti di loro competenza.
Fatte salve le eccezioni previste per legge, tutti gli stati, fatti e qualità personali, non compresi nel precedente elenco, sono comprovati dall'interessato, a titolo definitivo, mediante la dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà. 

La mancata accettazione dell'autocertificazione costituisce violazione dei doveri d'ufficio.

Non sono sostituibili con l'autocertificazione i seguenti documenti:

  • certificati medici, sanitari, veterinari

  • certificati di origine e conformità alle norme comunitarie 

  • brevetti e marchi 

La dichiarazione sostitutiva dell'atto di notorietà che il dichiarante rende nel proprio interesse, può riguardare anche stati, fatti e qualità personali relativi ad altri soggetti di cui egli abbia diretta conoscenza.
Tale dichiarazione può riguardare anche la conoscenza del fatto che la copia di una pubblicazione è conforme all'originale.

Sono acquisiti d'ufficio gli estratti degli atti di stato civile e i certificati anagrafici necessari per la celebrazione del matrimonio.

Sono sempre acquisiti d'ufficio dall'amministrazione procedente i certificati relativi a stati, fatti o qualità personali risultanti da albi o da pubblici registri tenuti o conservati da una pubblica amministrazione, su semplice indicazione da parte dell'interessato della specifica amministrazione che conserva l'albo o il registro.
Le amministrazioni sono tenute a procedere ad idonei controlli, anche a campione, sulla veridicità delle dichiarazioni rese dai cittadini.
Qualora dal controllo emerga la non veridicità del contenuto della dichiarazione, il dichiarante decade dai benefici eventualmente conseguiti, fermo restando l'applicazione delle sanzioni penali previste.
Non è più necessaria la presenza di testimoni nel caso in cui le dichiarazioni sostitutive siano rese da chi non sa o non può firmare.
L'autocertificazione è consentita anche ai cittadini comunitari, relativamente ai cittadini extracomunitari è ammessa solo nei confronti di coloro che sono residenti in Italia e le dichiarazioni sono limitate ai casi in cui si tratti di comprovare stati, fatti e qualità personali certificabili o attestabili da soggetti pubblici o privati italiani.
I certificati medici e sanitari richiesti dalle istituzioni scolastiche ai fini della pratica non agonistica di attività sportive da parte dei propri alunni sono sostituiti con un unico certificato di idoneità rilasciato dal medico di base valido per l'intero anno scolastico.

Indirizzi Utili

Provincia di Cosenza - url:  www.provincia.cs.it

Regione Calabria - url:  www.regione.calabria.it

 

Municipio

via Municipio - San Vincenzo La Costa

Tel.: 0984 936009 - 0984 936616 - Fax: 0984 936497

E-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

Comunità Montana Media valle del Crati - url: http://cmmvc.interfree.it/

Uffici Postali di San Vincenzo La Costa - Tel: 0984 936075 - url: www.poste.it

 

Farmacia

vico I Municipio - San Vincenzo La Costa - Tel: 0984 936586

 

Guardia Medica

Montalto Uffugo - Tel: 0984 931347

 

Finanza

Imposte Dirette: Montalto Uffugo

Ufficio del Registro: Cosenza

 

Forze dell'Ordine

Carabinieri - San Fili - tel: 0984 642514 - 112

Polizia di Stato - Cosenza - tel: 113

Polizia Stradale - Cosenza - tel: 113

Guardia di Finanza - Cosenza - tel: 117

Vigili del Fuoco - Cosenza - tel: 115

Corpo Forestale - San Fili - tel: 1515

Giustizia -Giudice di Pace: Montalto Uffugo

Tribunale: Cosenza

Sanità

A.S.L. n. 4 e Ospedale di Cosenza

Pubblica Istruzione

Distretto Scolastico N° 22 - Montalto Uffugo - tel: 0984 932682

Direzione Didattica - San Fili - tel: 0984 642082

Stampa Locale

L'Occhio

Istituti di Credito

Banca Sviluppo - filiale di San Vincenzo La Costa

via V. Emanuele, 7 - Tel. 0984 936005 - Fax 0984 936417

Associazioni

Associazioni di San VincenzoLa Costa
  • PROLOCO
  • ASSOCIAZIONE CULTURALE FEMMINILE SAN SISTO DEI VALDESI
  • ADA

APPROVAZIONE REGOLAMENTO PER LA DISCIPLINA DEL TRIBUTO COMUNALE SUI RIFIUTI E SUI SERVIZI “TARES” E DETERMINAZIONE DELLE RATE DI VERSAMENTO

Allegato al Regolamento

 

APPROVAZIONE TARIFFE DEL TRIBUTO COMUNALE SUI RIFIUTI E SUI SERVIZI ANNO 2013 “TARES”.

 Allegato alle Tariffe


 

TASSE E TRIBUTI - Addizionale IRPEF
L'imposta sul reddito delle persone fisiche, abbreviata con l'acronimo IRPEF, è un’imposta italiana diretta, personale, progressiva, generale (Art. 1 comma 1 D.lgs 28.9.98 N° 360). L'aliquota per l'anno in corso è fissata nella misura dello 0,2%.

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TASSE E TRIBUTI - I.C.I.
L’Imposta Comunale sugli Immobili si applica a: fabbricati, case, capannoni industriali, negozi, terreni fabbricabili e terreni agricoli. Si applica anche in caso di godimento, su un immobile, del diritto di usufrutto, uso o abitazione.

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TASSE E TRIBUTI - Tariffe acqua

La tariffe applicate ai cittadini per il servizio acqua potabile sono riepilogate nella tabella allegata.

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TASSE E TRIBUTI - Tariffe fognature

Le nuove tariffe del servizio di fognatura e depurazione delle acque sono riepilogate nella tabella allegata.

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TASSE E TRIBUTI - Ta.R.S.U.

La tassa è dovuta da chiunque occupa o utilizza locali e aree scoperte adibiti a qualsiasi uso (sono escluse le aree comuni del condominio, le aree scoperte di pertinenza o accessorie di abitazioni civili, le aree a verde).

Visualizza allegato

 

Trasparenza, Valutazione e Merito

logooperazionetrasparenza

La legge n. 69 del 18 giugno 2009 ("Disposizioni per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività nonché in materia di processo civile") impone, all’art. 21, comma 1, che tutte le pubbliche amministrazioni debbano rendere note, attraverso i propri siti internet, alcune informazioni relative ai dirigenti (curriculum vitae, retribuzione, recapiti istituzionali) e i tassi di assenza e di presenza del personale, aggregati per ciascun ufficio dirigenziale.

Gesuiti

Frazione di Gesuiti

Gesuiti è una piccola frazione di S. Vincenzo la Costa e, conta attualmente circa 400 abitanti.La sua posizione è estremamente felice in quanto si trova a 18 Km dal mar Tirreno, a 12 dall'Università della Calabria a 20 da Cosenza, capoluogo di provincia, e a 15 dall'autostrada A3 Salerno Reggio Calabria.

A tutto questo bisogna aggiungere un clima abbastanza favorevole che, se in inverno costringe gli abitanti a mettere un maglione in più, d'estate invece si mantiene sempre molto mite, con una temperatura particolarmente gradevole di sera e di notte, mentre, nelle ore più calde del giorno spira sempre un leggero vento fresco che fa sì che non ci sia mai quell'afa che rende invivibili molte zone lontane dal mare.

Il paese è lievemente adagiato sulle montagne della Catena Costiera e, dall'alto dei suoi 600 metri domina tutta la media valle del Crati, mentre più in la, ad est si vede l'altopiano della Sila digradare lentamente verso Nord fino a congiungersi con le ultime propaggini meridionali del massiccio del Pollino che, nonostante disti da Geuiti oltre un'ora di auto è visibile perfettamente, in tutta la sua mole, nelle giornate limpide e serene.

Da lontano il paese appare come una macchia di bianco in mezzo ai castagni, che sono gli alberi di gran lunga più numerosi in tutta la zona, mentre in basso, laddove la montagna declina dolcemente verso la vallata, con una pendenza che diventa via via sempre, più lieve non mancano le piantagioni di ulivi che, specialmente negli ultimi anni stanno aumentando a vista d'occhio in tutto il territorio cosentino.

La sua popolazione, molto diminuita causa della forte emigrazione, prima verso l'America e poi verso il Nord Italia, la Svizzera e la Germania, per via della vicinanza alla città è quasi esclusivamente occupata nel settore terziario; anche se il vociare delle anziane comari lungo "la Silica" , (la strada che inerpicandosi sul fianco della la montagna percorre tutto il paese), il suono frequente delle campane che scandiscono, secondo i ritmi della natura, il trascorrere del tempo, lo stormire dei castagni ad un minimo soffio di vento,danno, a volte, la sensazione di rituffarsi in un passato vicino, nel tempo ma ormai lontano, anche se, l'assenza di animali domestici per le vie la presenza per contro di auto e televisioni ci ricordano che siamo comunque nel 2000.

Il tracciato urbanistico è molto semplice, e segue,grosso modo il fianco della montagna con vicoli stretti e tortuosi, (di recente pavimentati con delle pietre), che si incrociano fra di loro e che acquistano un fascino del tutto particolare grazie a un'illuminazione soffusa attuata con delle lanterne poste, in sostituzione tradizionali lampioni, negli angoli più bui del paese.

Il paese, pur nella sua "piccolezza" ha una sua storia che inizia nella seconda metà del 1500 quando, in seguito alla persecuzione dei Valdesi nelle zone vicine furono quì mandati, per evitare la rinascita dell'eresia, i frati Gesuiti visto che erano loro, gli ambasciatori della fede che, nel corso del XVI secolo erano inviati in tutte le aree di "confine della cristianità".

Di questa presenza rimane ancora un edificio, "Il Cortiglio", un antico monastero posto proprio vicino l'attuale centro abitato, che prima si chiamava "Villa expulsorum" (Villa degli espulsi, un nome si origine incerta). La costruzione, appartiene a dei privati ed è ancora abitato da una coppia di anziani signori.
 
La posizione in cui si trova è invidiabile visto che domina ad Est tutta la vallata circostante che declina lievemente fra gli ulivi, a Sud è molto vicino al borgo odierno (a poche decine di metri dalle ultime abitazioni ); nonostante sia separato da questo da un burrone in cui scorre un piccolo ruscello secco d'estate, il Candeloro che partendo dal monte Luta va poi a confluire nel fiume Crati, è facilmente raggiungibile tramite un ponticello in muratura che congiunge i due colli, mentre a Nord e a Ovest c'è il bosco di castagne che ricopre le montagne della Catena Costiera.


                                                                                                                                        Carmelo COLELLI

                                                                                                                                         Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Turismo e Luoghi di Culto

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San Sisto dei Valdesi è una piccola frazione del Comune di San Vincenzo La Costa in provincia di Cosenza; il suo nome trae origine da Sisto III, il Papa al quale fu dedicata l’ abbazia costruita dai monaci basiliani che giunsero in questo luogo per sottrarsi alla persecuzione iconoclasta di Leone III (VIII sec).

I valdesi giungono a San Sisto intorno al 1340, quando il posto era ancora abitato da pochissime famiglie cattoliche. A partire dal loro insediament, il territorio cominciò a popolarsi notevolmente e le terre, sottratte all’incuria, vennero presto coltivate laboriosamente.
Ma chi erano i valdesi?...
….umile gente che nella città di Lione aveva abbracciato con fede le idee cristiane “alternative” di Pietro Valdo (da qui il nome del movimento), il ricco mercante che, abbandonati gli averi in seguito alla propria conversione, decise di predicare il messaggio di Dio da laico, attraverso l’individuale interpretazione dei testi sacri. Un “sovversivo”, insomma, che mal tollerava i comuni precetti cattolici, l’eccessiva autorità e le ricchezze del clero, l’adorazione delle immagini e tutto quanto, in termini materiali, si frapponesse tra Dio e l’uomo. Presto Valdo, è facile a capirsi, attirò su di sé il monito e la preoccupazione della Chiesa che nel 1184 (Concilio di Verona), stabilisce l’espulsione di lui e dei suoi seguaci dalla Francia. Da qui, i “Poveri di Lione”, presero ad insediarsi in diversi punti dell’Europa centrale e meridionale. In Italia si stabilirono innanzitutto in Lombardia ed in Piemonte; proprio dalle località piemontesi d’ Angrogna, Bobbio Pellice, Villar Pellice, Luserna S. Giovanni e Torre Pellice discesero quei valdesi che edificarono e popolarono San Sisto. Dopo un lungo periodo oscillante tra una convivenza formalmente tranquilla col cattolicesimo ed i primi segnali di frattura arriva, inesorabile e spietata, la strage che nel 1561 annullerà quasi del tutto questa civiltà.

 

Rappresentazione di Valdese al rogo

all'interno dell'Associazione.

Furono messi al rogo ed i loro corpi, una volta arsi, esposti per alcune vie del paese; la “Santa” Inquisizione compiva puntualmente, e qui in maniera totalizzante più che altrove, la propria missione antiereticale. Per i pochi superstiti la sorte non fu migliore: prima fatti prigionieri, furono poi sgozzati da un boia, insieme ai valdesi guardioli, sulla gradinata della Chiesa di S. Francesco a Montalto Uffugo, il feudo che contava come proprio casale anche San Sisto. Altre esecuzioni avvennero a Cosenza, dove la Piazza ora adiacente alla Soprintendenza per i Beni A. A. A. della Calabria, ricorda, con la propria intestazione, il luogo dei cupi eventi. Poche, ma molto significative sono, tuttavia, le tracce valdesi che ci rimangono e che rivendichiamo con orgoglio.

Scuola dell'infanzia

UBICAZIONE SCUOLE DELL'INFANZIA - CONTATTI -

LE SCUOLE DELL'INFANZIA CHE OPERANO SUL TERRITORIO DEL COMUNE SONO:

1)SCUOLA DELL'INFANZIA  SAN SISTO DEI VALDESI

VIA FOSCOLO - TELEFONO 0984/936869-

Insegnanti : NAPOLITANO Palmira- LEONETTI Antonietta-

Collaboratrice Scolastica : PERRETTI Franceschina.

2) SCUOLA DELL'INFANZIA  " GESUITI"

VIA VITTORIO EM. 3° - 0984/936601

Scuola Primaria

Pagina in allestimento

Scuola Secondaria di Primo Grado

INFORMATIZZIAMOCI
Il Presidente del Consiglio comunale, Ranieri Scarpellini e l'Assessore all'Istruzione, Michele Tela, lanciano il progetto INFORMATIZZIAMOCI. L'iniziativa, rivolta alla scuola media, concerne nel dare la possibilità agli alunni di acquistare un computer. L'obiettivo è quello di giungere ad un'alfabetizzazione informatica di tutti i ragazzi, tra i 12 e i 14 anni, residenti a San Vincenzo La Costa.

Tra leggende e verità

San Vincenzo è senza dubbio fra i martiri maggiormente conosciuti e venerati nel mondo cattolico e il suo culto, sin dai tempi più remoti, si è tramandato in molti paesi e non solo della Spagna sua patria. A tal proposito Sant'Agostino scriveva: "Qual è oggi la contrada, qual è la provincia dove si estendono l'impero romano e il nome di Cristo che non celebri con gioia 1'anniversario del martirio di San Vincenzo" ? Sant’Agostino, dal 410 al 413 ogni 22 Gennaio pronunciava, dalla basilica Restituta di Cartagine, discorsi in onore del diacono martire Vincenzo.

Il Santo si festeggia ancora il 22 Gennaio in diverse località dell’Europa, dell’Africa e perfino delle lontane Americhe. In Italia 91 tra parrocchie e chiese venerano il suo nome; sin dal Trecento è protettore della città di Vicenza che, secondo una vecchia leggenda, ne porta il nome.

La fama di santità di Vincenzo fu grande fin da quando era in vita a tal punto che tre città spagnole si mostrarono da sempre piamente rivali nel rivendicare il titolo di sua patria: Valencia, Saragozza e Huesca; secondo la tradizione più attendibile egli nacque a Huesca, alle propaggini dei Pirenei.

Di nobile famiglia, figlio del console Eutichio e della matrona Enola, Vincenzo ebbe un'educazione pari al suo stato: destinato alle lettere, venne ben presto affidato dal padre a Valerio, vescovo di Saragozza, perché provvedesse alla sua formazione spirituale. Vincenzo corrispose pienamente agli insegnamenti del suo maestro e crebbe nella pietà e nella virtù tanto che il vescovo lo nominò arcidiacono considerandolo suo braccio destro; conquistò tanta fiducia in Valerio che gli affidò anche il compito di predicare in sua vece.

Intanto Diocleziano scatenava la persecuzione contro i cristiani. Gli editti dell'imperatore non lasciavano dubbi: dovevano essere distrutti gli edifici, i libri e gli arredi cristiani; i cristiani che ricoprivano cariche pubbliche sarebbero stati esautorati e sottoposti a torture; tutti i sudditi dell'impero prima di compiere una qualsiasi azione pubblica dovevano offrire sacrifici agli dei.

In questo clima terribile il vescovo Valerio e l'arcidiacono Vincenzo non si sottrassero ai loro doveri e continuarono a testimoniare la loro fede. Così quando Daciano, il prefetto della provincia spagnola nella quale vivevano, ordinò il loro arresto Valerio e Vincenzo non fecero nulla per sfuggire al persecutore. Condotti a Valencia, dove Daciano teneva il tribunale, furono fustigati e torturati. Ma il crudele prefetto tentò invano di piegare la loro volontà e fiaccare i loro corpi anzi si meravigliò, quando vennero portati al suo cospetto, di trovarli ancora in buone condizioni fisiche. Daciano si adirò con le guardie, accusate di essere state troppo tenere con i due cristiani, poi cercò di adoperare le armi della persuasione.

Queste furono le parole di Vincenzo anche a nome di Valerio: "La nostra fede è una sola. Gesù è il vero Dio: noi siamo suoi servi e testimoni. Nulla noi temiamo nel nome di Gesù Cristo e vi stancherete prima voi a tormentarci che noi a soffrire. Non credere di piegarci né con la promessa di onori né con la minaccia di morte, perché dalla morte che tu ci avrai dato saremo condotti alla vita".

Daciano mandò il vescovo in esilio e riversò la sua ira su Vincenzo. Il primo supplizio a lui riservato fu quello del cavalletto: uno strumento di tortura terribile che slogava tutte le ossa del corpo. Vincenzo rimaneva con gli occhi al cielo in preghiera, come se il supplizio non lo riguardasse. Daciano, pensando che la tortura fosse troppo lieve, comandava di arpionare il corpo con uncini di ferro. II Santo conservava lo stesso atteggiamento. Anzi cosi parlava rivolgendosi al carnefice: "Tu mi fai proprio un servizio da amico perché ho sempre desiderato suggellare con il sangue la mia fede in Cristo. Vi è un altro in me che soffre, ma che tu non potrai mai piegare. Questo che ti affatichi a distruggere con le torture è un debole vaso di argilla che deve ad ogni modo spezzarsi. Non riuscirai mai a lacerare quello che resta dentro e che domani sarà il tuo giudice".

Il prefetto, con gli occhi fuori dall'orbita per la rabbia, ordinava le ultime atrocità: la graticola e le lamine infuocate. Vincenzo continuava a sopportare le torture impassibile. Daciano allora decideva di sospendere quel genere di torture. Vincenzo veniva portato in una oscura prigione e disteso sopra cocci di vasi rotti perché gli si rinnovassero le piaghe e i dolori.

A quel punto avveniva il miracolo: le catene si spezzavano e i cocci si trasformavano in fiori, mentre uno splendore di luce celestiale illuminava la cupa prigione. Gli angeli scendevano dal cielo per consolare Vincenzo e prepararlo a godere del Paradiso. Il carceriere del Santo si convertiva. Daciano si apprestava all'ultimo tentativo: convincere Vincenzo non più con le torture ma con favori. Lo faceva trasferire su un morbido letto e gli concedeva di ricevere i suoi amici cercando invano di piegarlo con le lusinghe.

Reso forte dalla fede in Cristo, Vincenzo moriva il 22 gennaio del 304 e veniva portato in cielo da un coro di angeli festanti.La leggenda racconta che dopo la morte Daciano ordinò che il corpo del Martire venisse gettato in un campo deserto e dato in pasto alle fiere. Dio però intervenne mandando un corvo a vegliare le spoglie del Santo e a difenderle.

Successivamente il prefetto ordinò che il cadavere fosse rinchiuso in un sacco e gettato in mare, legandovi un grosso sasso in modo da trascinarlo in fretta al fondo. Ma il sasso galleggiò e la brezza trasportò le sacre spoglie verso una spiaggia dove furono raccolte in seguito ad una doppia apparizione, ad un cristiano e ad una vedova: lo stesso Santo indicava il luogo dove giaceva il suo corpo e in quel luogo accorrevano i fedeli per dargli onorata sepoltura. Intanto, con l'avvento dell'imperatore Costantino che si era convertito al cristianesimo, a Valencia veniva eretta una basilica in onore di San Vincenzo e sotto l'altare principale venivano composte le sue reliquie.

Tuttavia, in seguito all'invasione dei Mori, i cristiani di Valencia trafugavano il corpo del Martire per metterlo al sicuro in Portogallo, in una chiesetta fatta appositamente costruire in località del promontorio oggi detto Capo San Vincenzo. Finita la guerra contro i Mori, le sante spoglie furono imbarcate in una nave che fece rotta verso Lisbona. Narra la leggenda che durante il viaggio alcuni corvi si posarono sulla prua e sulla poppa di tale nave quasi a voler significare la loro rinnovata protezione al Santo martire che già un giorno avevano salvato dalle fiere. Giunto in città, il corpo venne deposto nella chiesa di San Giusto e Santa Rufina e dopo qualche tempo, esattamente il 15 Settembre del 1173, trasportato solennemente in cattedrale. In ricordo vennero coniate delle monete d'oro con l'immagine di Vincenzo su di una nave in compagnia di due corvi.

Numerosi e straordinari miracoli si operavano ovunque e si operano tuttora all'invocazione del santo nome benedetto dal cielo. Gregorio di Tours narra di come gli abitanti di Saragozza vennero salvati dall'assedio posto da Childeberto re dei Franchi grazie all'intercessione di San Vincenzo la cui tunica custodivano e veneravano. Fatta la pace lo stesso Childeberto portava a Parigi un'altra reliquia che si venerava a Saragozza: una stola del Santo.

Protettore in particolare degli orfani, delle vedove e dei poveri, San Vincenzo porta un nome che, da Vincens, vuole essere per noi un simbolo e un augurio di vittoria. Vincenzo è il vincente, colui che vince il male, qualunque esso sia, ed è accanto a noi tutte le volte che con fiducia illimitata gli chiediamo di aiutarci a vivere secondo la legge di Dio.

 

Don Cleto Tuderti, OSBsil

Un primo documento su S. Vincenzo lo si trova fra le carte dell'Archivio Vaticano ed è del 1113 e si apprende che in questa data esisteva una località dal nome S. Vincenzo con una chiesa.

Un altro documento del 1138 parla di una donazione fatta al monastero di Paola riguardante il territorio di S. Vincenzo, che allora era territorio di Montalto.

Erano quei tempi caratterizzati da una civiltà prettamente rurale e contadina e vi erano sul territorio abbazie basiliane che non erano grandi costruzioni, ma semplici abitazioni agricole dove si riunivano i votati alla vita religiosa con un monaco che veniva detto abate; quei monaci si dedicavano, oltre che alla preghiera, alla vita nei campi. Anche a S. Vincenzo vi era una abbazia basiliana. Un documento del maggio del 1235 è importante per capire l'evoluzione storica del Casale di S. Vincenzo, perché mette in risalto la raggiunta autonomia civile del casale. Nel 1357, Giovanna, regina di Napoli riconobbe S. Vincenzo libero e franco da ogni tributo.

Intorno al 1500 nel nostro territorio vi erano due piccoli casali: S. Vincenzo e Timpone che da quel periodo cominciarono a prendere l'aspetto di centri abitati. Il luogo era fertile e di ottimo clima e molte persone, provenienti da altri casali, vennero ad abitare qui. In questo periodo il territorio è amministrato dai Rossi; nei primi anni del secolo da Antonio Maria Rossi, poi da Scipione Rossi che ingrandisce il casale, quindi l'amministrazione passa ad Ottavio Maria Rossi, che sposa la figlia di Marcello Spinelli di Fuscaldo, a cui nel 1564 il Papa Pio IV aveva dato l'amministrazione dei territori del Monastero di Paola. Come feudo, il territorio del nostro comune faceva parte dei feudi dei duchi di Montalto Ferdinado D'Aragona e Pietro suo figlio e secondo lo storico Carlo Nardi dunque, questo territorio apparteneva a Maria D'Aragona duchessa di Montalto e non ai Rossi che, come amministratori, lo usurparono. Vi furono, infatti, molte dispute fra i Rossi e i duchi di Montalto. Ottavio Rossi, nel 1598, rimasto senza figli, dona tutti i suoi beni alla Santa Casa dell'Annunziata di Napoli e, dopo la sua morte avvenuta nel 1611, le dispute continuarono fino al 1617, quando si raggiunge un accordo e la Santa Casa dell'Annunziata ha la podestà giurisdizionale e criminale.

Nel 1735 la terra di S. Vincenzo con i casali Timpone e Palazzo e le foreste Cocchiano, Nigiano e Cannavori viene comprato da Don Matteo Vercillo e da questo momento la storia del nostro paese si lega a quella di questa famiglia, signori del territorio. I Vercillo abitarono nel "palazzotto" o "palazzo Rossi", finché non ne costruirono uno nuovo. I membri di questa famiglia dimostrarono grande impegno politico nella lotta contro i borboni. Matteo Vercillo partecipò alle rivolte antiborboniche. Suo figlio Luigi, fu un grande patriota, lottò per l'unità d'Italia, conobbe Mazzini e i suoi meriti vennero riconosciuti da Casa Savoia. Egli era anche un letterato illustre conosciuto per la sua cultura. Morì a S. Vincenzo nel 1892. Da quanto detto, possiamo ricavare una breve sintesi: S. Vincenzo è stato quasi sempre un territorio aggregato al ducato di Montalto; era infatti uno dei casali di Montalto, assieme a S. Sisto, Vaccarizzo e Gesuiti. Nel 1855 diviene finalmente comune autonomo e furono annesse ad esso le frazioni di S. Sisto e Gesuiti. Occorre ricordare che, per disposizioni del governo fascista, nel periodo 1928-1936 ritorna a far parte del comune di Montalto assieme alle frazioni.

 


                                                                                                          Per gentile concessione della

                                                                                                          Proff.ssa Vincenzina LE PERA

Di seguito è riprodotta copia integrale della lettera di ringraziamento inviata dal Vaticano in occasione dell'Udienza concessa dal Santo Padre "Papa Giovanni Paolo II" in data 01 Marzo 2000.

Ill.mo Signor Sindaco,

in occasione dell’Udienza generale di mercoledì 1 marzo corrente, Ella, a nome di codesta Amministrazione Comunale, ha voluto presentare al Santo Padre un artistico bassorilievo opera di Luigi Salerno, raffigurante il Servo di Dio Padre Bernardo Clausi.

Il Sommo Pontefice, il Quale ha apprezzato il cortese omaggio e i sentimenti di filiale affetto che l’hanno suggerito, ringrazia vivamente e, mentre invoca i doni celesti della prosperità e della pace, volentieri imparte a Lei, ai Collaboratori ed all’intera cittadinanza l’implorata Benedizione Apostolica.


Con sensi di distinto ossequio mi confermo

 

dev.mo nel Signore

Comune di San Vincenzo la Costa Via Municipio,1 Tel 0984936616 - P.I. 00395370786
mail PEC: servizigenerali.comune.sanvincenzolacosta.cs@pec.it